CRONACA E ...

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Emergenza climatica, è effetto domino: dopo la Groenlandia ora tocca alla corrente Amoc, che regola il clima di tutto il mondo.

Il clima del nostro Pianeta potrebbe cambiare drasticamente. Stiamo per raggiungere uno dei punti di non ritorno più volte citati nei rapporti climatici, il segnale che si è passata una soglia oltre alla quale è difficile tornare indietro. E se possiamo pensare che in un mondo più caldo sopravviveremo comunque grazie all’aria condizionata, sarà più difficile farlo se qualcosa renderà difficile l’agricoltura, cancellerà la biodiversità e renderà instabili le economie. L’allarme è stato lanciato da un gruppo di ricercatori irlandesi, tedeschi e inglesi che su Nature Geoscience hanno pubblicato un articolo dal titolo inquietante: la corrente del Golfo si è indebolita nell’ultimo millennio. L’Amoc è un sistema di correnti oceaniche che provvedono a un doppio flusso. Quello superficiale, di acqua molto salata e calda, va in direzione dell’emisfero nord. Quello profondo, di acqua fredda a bassa concentrazione salina, va in direzione sud. L’Amoc muove circa 20 milioni di metri cubi di acqua al secondo, centinaia di volte quelle del Rio delle Amazzoni e regola il clima di tutto l’emisfero nord e parte di quello meridionale.

La Corrente del Golfo, portando il caldo tropicale verso nord, ne stempera il rigore, rendendo Inghilterra, Irlanda, Francia, Danimarca e Islanda Paesi dove le temperature sono temperate. E’ una sorta di grande nastro trasportatore che cede calore all’atmosfera condizionando i venti dominanti. Quando si raffredda affonda in prossimità della Groenlandia e poi torna verso sud lungo il fondale oceanico, creando una sorta di vuoto che continua ad attirare l’acqua calda delle latitudini più basse. E’ quella che permette all’Europa occidentale di avere inverni relativamente più miti delle corrispondenti latitudini degli Stati Uniti. Ma è grazie a lei anche che si creano i monsoni che portano le piogge in Africa e in Estremo Oriente.

Negli ultimi mille anni l’Amoc non era mai stata così debole come negli ultimi decenni.

 

Gli scienziati sono risaliti a 1600 anni prima studiando archivi di dati che riguardano i sedimenti oceanici e i campioni di ghiaccio e hanno ricostruito l’intero flusso. Dopo un lungo e abbastanza stabile periodo, c’è stato un rallentamento intorno alla fine della piccola era glaciale nel 1850, seguito da uno più profondo e rapido a partire dal 1960, e un ulteriore passo è stato compiuto dall’anno 2000 in poi.

La convezione assicurata dalla salinità e dalla differenza della temperatura viene però disturbata dai fenomeni relativi al riscaldamento globale. L’aumento delle temperature medie del globo ha infatti provocato sia l’aumento delle piogge, ma soprattutto lo scioglimento della Groenlandia, la seconda massa di ghiaccio più grande della Terra, capace, se dovesse scomparire, di innalzare da sola il livello del mare di 7,2 metri.

 Uno studio dell’Università dell’Ohio ha recentemente sostenuto che anche in questo caso si è raggiunto un punto di non ritorno: lo strato di ghiaccio ha raggiunto uno stato dinamico e anche se tornassimo indietro di 20-30 anni, continuerebbe a perdere massa. L’ultimo anno se ne sono andate 532 gigatonnellate di ghiaccio, sette volte di più che nel 1990. Tutta quest’acqua dolce che finisce in mare inevitabilmente ne riduce la salinità, andando a interferire con il meccanismo termo-salino che regola la Corrente del Golfo e inibendo lo sprofondamento e il conseguente richiamo di acqua calda. Non a caso si sta verificando anche un consistente raffreddamento del nord dell’Oceano Atlantico.
Come se la Groenlandia non bastasse, acqua dolce sta arrivando anche dal Beaufort Gyre, una circolazione che si estende nell’Oceano Artico nei pressi del Labrador, Canada. Un tempo portava alla maturazione progressiva del ghiaccio e alla formazione di strati più spessi. Ora si sta trasformando da  un asilo a una tomba.  Si è scoperto che  il suo apporto di acqua dolce è aumentato del 40 per cento. La ricerca mostra che la maggior parte dell’acqua, raggiunge il nord Atlantico attraverso una serie di passaggi tra Canada e Groenlandia, chiamato Arcipelago Canadese. Questo apporto riduce la salinità del mare di Labrador.

Gli effetti potrebbero essere vari. In mancanza della corrente si potrebbe accumulare molta acqua lungo il continente americano, con aumento del livello del mare. In Europa paradossalmente si assisterebbe a una serie di inverni molto rigidi, mentre in estate si ridurrebbero le piogge e aumenterebbero le ondate di calore.

Questi punti di svolta sono già stati previsti da modelli climatici precedenti, ma prevedevano fenomeni lenti. L’attuale andamento in Groenlandia viene invece considerato molto rapido. E la velocità con cui ci stiamo riscaldando potrebbe portare alla cancellazione dell’ Amoc nel giro di poco tempo.

Mattia Gennaro

GLI ARCHEOLOGI HANNO SCOPERTO UNA CIVILTA' RISALENTE A 4000 ANNI FA.

Nel 2001 dei ritrovamenti archeologici cominciarono a vendersi on-line e tramite le aste. Si trattava di utensili, giochi, anfore e decorazioni, sculture, vasi, ecc.. non era però chiaro a quale civiltà facessero riferimento i manufatti. Si cominciò così ad indagare perchè gli archeologi pensarono inizialmente che queste opere fosse false.

In buona parte questi reperti provengono dall'Iran. L' indagine della polizia iraniana scoprì che gli oggetti venivano commerciati soprattutto da Teheran , e da lì spediti in tutto il mondo. 

Ma la scoperta più importante fu che i manufatti potevano essere ricondotti a un piccolo luogo nella valle del fiume Halil a 40 chilometri da Jiroft, una località nella regione del Balochistan. Restava però l' enigma, nessuno era a conoscenza di scavi o ritrovamenti.  La soluzione arrivò quando nel 2001 un'inondazione che fece straripare il fiume Halil permise ai resti di una antichissima necropoli di emergere. Purtroppo saccheggiatori ne approfittarono. 

 Dopo l'indagine della polizia arrivarono gli archeologi iraniani. Purtroppo i saccheggi rendevano molto difficile ricostruire con precisione la posizione dei siti, ma col tempo si capì che quei reperti provenivano da una civiltà vissuta tra i 4 e i 5 mila anni fa. Si trattava di una scoperta storica, nessuno studio aveva previsto una civiltà nell'età del bronzo. Dal 2003 arrivarono anche studiosi da più parti del mondo, anche se a dirigere i lavori rimase l'iraniano Yousef Madjidzadeh. Dal 2003 vicino a Jiroft iniziarono degli scavi archeologici e scavando fino a 11 metri di profondità sono apparsi  anche dei palazzi a forma di piramide, rappresentati in alcuni manufatti.

La prima fase degli scavi è durata fino al 2007, ma tuttora le ricerche sono in corso. Intanto in uno dei resoconti scientifici si leggono i primi risultati, si pensa che la regione di Jiroft era un importante insediamento urbano durante il terzo millennio a.c.. Il suo centro era nella valle del fiume Halil dove si trovavano monumenti, aree di produzione artigianale, quartieri e cimiteri. .

Giuseppe Surleti, Andrea Platania

"SILVER 2" IL ROBOT CHE PULISCE GLI OCEANI DALLA PLASTICA.

PRIMO ROBOT A RIPULIRE I FONDALI MARINI

Nel mare della città di Livorno è stato provato il robot “Silver2” che pulisce i fondali marini “mangiandone” i rifiuti. Pulire gli oceani dall'immondizia e analizzarne l'acqua, questo è il motivo per cui è stato creato Silver2, il robot granchio creato dall'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. La prima volta in mare è avvenuta appunto a Livorno.

Il responsabile del progetto ha raccontato all'ANSA che l'idea del progetto era nata un po' di anni fa allo scopo di dare risposta a una grande esigenza, quella di creare un robot subacqueo, in grado di interagire con l'oceano senza danneggiarlo.

Forte Flavia

LE PARTICOLARITA' DEL ROBOT GRANCHIO

In collaborazione con la società National Geographic è nato il robot Silver (Seabed – Interaction Legged Vehicle for Exploration and Research), successivamente evolutosi in una seconda versione migliorata. Questo robot pesa 20 kg e può arrivare fino a 200 metri di profondità, ha sei zampe e può camminare senza danneggiare il fondale. Inoltre ha due telecamere ad alta definizione e può raccogliere nella sua pancia dei campioni d'acqua da analizzare alla ricerca delle microplastiche.

Flavia Forte

AUTO ELETTRICHE, DAVVERO ECOLOGICHE?
Molte persone pensano che le auto elettriche siano migliori di quelle a benzina e che non inquinino. Ma è davvero così? Intanto per le loro batterie c'è bisogno di estrarre il litio e c'è bisogno di energia per ricaricarle. Uno studio del 2014 ha analizzato i gas prodotti dai veicoli elettrici. E' emerso che le auto alimentate con energia prodotta dal carbone inquinano  di più rispetto ai veicoli tradizionali. A distanza di sette anni dallo studio le cose sembrano migliorate, soprattutto perchè in molte parti del mondo le reti elettriche nazionali ora sono più pulite.  
Lorenzo Madonia
IN EGITTO IL PIU' ANTICO CIMITERO PER ANIMALI

Rinoceronte lanoso: trovata una carcassa in perfette condizioni

In Siberia è stata ritrovata una carcassa di rinoceronte lanoso vissuto tra 20.000 e 50.000 fa, in perfette condizioni. 

Il rinoceronte lanoso è una specie di rinoceronte estinta, vissuta circa 3,6 milioni e 10.000 anni fa in Europa e nell’Asia del nord durante la fine delle glaciazioni. Nell’Asia settentrionale, in Siberia, alcuni scienziati hanno ritrovato una carcassa congelata di rinoceronte lanoso, vissuto tra 20.000 e 50.000 anni fa. La carcassa ritrovata è in perfette condizioni, una delle meglio conservate.                                                                 

A ritrovare la carcassa è stato un team di ricercatori dell’Accademia Russa delle Scienze, coordinati dallo scienziato Valery Plotnikov. I ricercatori russi hanno ritrovato la carcassa del rinoceronte lanoso nei pressi del permafrost sciolto nella regione di Abyisky, nella Russia nord-orientale. L’esemplare aveva tre o quattro anni quando è morto, la stima dell’età è stata eseguita dall’analisi di uno dei denti e dallo stato di usura.

Secondo gli studiosi l’esemplare non è morto per la carenza di cibo, ma per la caduta da un burrone. Lo stato di conservazione è davvero ottimo, tanto che i tessuti molli sono ancora visibili tra cui quelli dei genitali e dell’intestino. Si è conservata molto bene anche parte del corno nasale, una rarità per le carcasse del rinoceronte lanoso, perchè i corni si decompongono velocemente. Gli studiosi credono che in futuro ci saranno altri ritrovamenti simili a questo a causa del riscaldamento globale che scioglie i ghiacci e possiamo considerarlo uno dei pochi effetti positivi di questo fenomeno.

Mattia Gennaro

Luigi Calì

Il coronavirus è una pandemia. 

Lo ha dichiarato l'OMS. Ma come si passa da un'epidemia a una pandemia? Che cosa comporta questo sviluppo?

 L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che COVID-19 è diventata una pandemia vera e propria a tutti gli effetti. I dati utilizzati per definire una pandemia sono 3:

1) si è diffuso tra molte persone;

2) ha provocato morti;

3) si è diffuso a livello globale e internazionale.

«Pandemia non è una parola da usare a cuor leggero o frettoloso» dice l'OMS. È una parola che, se usata a sproposito, può causare paura molto forte o accettazione ingiustificata di una battaglia persa, portando a sofferenze molto forti.  

La pandemia è  una malattia  infettiva che minaccia la salute di molte persone nel mondo. Le malattie infettive virali, causate da patogeni nuovi alla scienza, che si trasmettono rapidamente da una persona all’altra in modo "efficiente", danno origine ad una pandemia, per esempio il Coronavirus COVID-19, ha queste caratteristiche.

Un'infezione virale può essere dichiarata pandemia se è causata da un patogeno marcatamente diverso dai virus accaduti di recente e se gli esseri umani presentano poca o nessuna immunità ad esso. In base a queste descrizioni, il nuovo coronavirus, per il quale a febbraio del 2020 era stata dichiarata l'emergenza globale, ha assunto tutte le caratteristiche per essere ridefinita una malattia molto importante. 

Una volta che il covid si sviluppa e crea focolai nei Paesi si inizia a diffondere a causa degli spostamenti continui delle persone rendendo questa malattia una pandemia. Il COVID-19 è molto contagioso, mortale e fa diffondere la pandemia.

 Andrea Platania, Mattia Gennaro

Cosa ha scoperto l’Oms a Wuhan sull’origine della pandemia di Covid-19

L' Oms ha inviato un  team  in missione in Cina alla  ricerca delle origini della pandemia di Covid-19. Molte domande restano ancora senza risposta alla fine  delle analisi durate quattro settimane e partite da Wuhan, primo focolaio mondiale dell’epidemia di Coronavirus. Ovviamente ha avuto origine animale, ma non si sa da quale, e non è chiaro se è uscito da un laboratorio. In sintesi, queste le conclusioni a cui sono giunti gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Possibile che sia uscito da pipistrelli o pangolini, ma i campioni di Coronavirus trovati in quelle specie non sono identici al Sars-Cov-2".

Il nodo del mercato di Wuhan

Il mercato Huanan di Wuhan è stato il primo  focolaio dell'epidemia di Coronavirus.  I casi iniziali erano quasi tutti collegati a questo luogo dove vengono vendute delle  specie selvatiche e pesce surgelato. "Sappiamo che c’è stata la diffusione dell’ infezione tra alcune persone che lo hanno visitato, ma come il virus si sia introdotto e come si sia diffuso è ancora sconosciuto", ha detto Embarek (capo della missione dell'OMS). La ricerca dell'Oms in Cina ha quasi del tutto escluso che il virus sia nato e circolato qui per la prima volta . C’è la   possibilità che il virus possa essersi diffuso altrove,  ma non si sa né dove né quando.

La teoria del laboratorio

 Gli scienziati cinesi e internazionali hanno inizialmente concluso che è estremamente improbabile che il virus sia uscito dall'Istituto di virologia della capitale dell'Hubei, un laboratorio con molti campioni di virus. L'Oms ritiene che non ci siano prove che il virus esistesse in quel laboratorio e che  è molto improbabile che qualcosa potesse sfuggire da un posto del genere.

Il capo dell'OMS, dopo le indagini a Wuhan: «La Cina ci ha negato dati essenziali sull'origine del virus»

Anche se  il capo dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus afferma che la missione degli esperti a Wuhan «ha aggiunto importanti informazioni», più passano i giorni e più si dubita sui risultati ottenuti. Gli stessi componenti della squadra, dopo essere rientrati dalla Cina, ora denunciano che il governo cinese non ha fornito tutti i dati necessari per provare a capire dove abbia avuto origine il coronavirus che alla fine del 2019 ha innescato la pandemia con cui siamo ancora tutti alle prese. 

L'investigatore capo della missione in Cina, Peter Ben Embarek, ha rivelato che si pensa ad una diffusione della malattia a Wuhan nel dicembre 2019 molto più ampia di quanto si sia finora ritenuto e stanno chiedendo di poter accedere a centinaia di migliaia di campioni di sangue che finora non hanno potuto esaminare.

 Anna Vaccarella, Viola Sparacio

Che cosa sono i vaccini e come funzionano

I vaccini per il coronavirus sono in via di somministrazione in varie parti del mondo.

Nel mondo si cominciano a somministrare i diversi vaccini contro il COVID-19.

Ma come ci aiuteranno a porre fine alla pandemia?

I vaccini sono come medicine che prendiamo per evitare il contagio e di ammalarci?

Perché abbiamo bisogno dei vaccini?

I nostri corpi sono forti e fanno un ottimo lavoro per tenerci al riparo dai germi… 

Il nostro sistema immunitario è il sistema di difesa del nostro corpo, e le cellule immunitarie sono come i soldati messi a guardia. I soldati combattono vari invasori, come ad esempio virus e batteri, che vogliono impossessarsi del nostro sistema immunitario e farlo prigioniero, e così ci ammaliamo.

Ma talvolta queste cellule immunitarie che fanno da soldati hanno bisogno di un maestro... Dopo aver fatto un vaccino, i soldati del sistema immunitario imparano come combattere una specifica infezione, e quindi se veniamo presi di mira da quel germe, in futuro, non ci ammaliamo.

Come lavorano i vaccini all’interno del nostro organismo?

All’interno del nostro corpo si muovono numerosi e diversi tipi di cellule. I globuli rossi trasportano ossigeno ai tessuti e agli organi; le piastrine aiutano a guarire le ferite.                           

I globuli bianchi, invece, combattono le infezioni. Comprendere come funzionano queste cellule è importante per capire come lavorano i vaccini nel nostro corpo. Due tipi principali di globuli bianchi sono le cellule B e le cellule T (dette entrambe linfociti).                                                             

I linfociti B, quando sono esposti al vaccino, rilasciano gli anticorpi. Questi anticorpi si legano al virus o ai batteri impedendogli di infettare un’altra cellula o diffondersi in tutto il corpo.             

Gli linfociti T aiutano ad attivare gli linfociti B, in modo da portare la produzione di molti anticorpi. I linfociti T hanno anche una buona memoria, cosi dopo aver combattuto l’invasore, ricordano come sconfiggerlo nel caso si ripresenti nuovamente. Alcuni vaccini contengono forme scarse di un virus vivo o di batteri non abbastanza forti da far ammalare gravemente una persona con un sistema immunitario sano. 

Luigi Calì

Cos’è l’immunità di gregge?

I vaccini proteggono anche intere comunità e nazioni. Quando un numero sufficiente di persone si vaccina contro una malattia, potenzialmente mortale, la diffusione di quella malattia diventa limitata, cosi protegge anche altre persone che non possono  o non vogliono vaccinarsi. Questa è quella che chiamiamo immunità di gregge.

Proviamo con un esempi0: in classe c’è uno studente che, per via di qualche problema fisico, o a una causa di una  malattia, o di medicine che deve assumere, non può fare il vaccino. Ma se tutti gli altri studenti della classe, forti e sani, si vaccinano, allora è possibile aiutare anche quell’unica persona che non si è potuta vaccinare.

Così i vaccini contro il COVID-19 possono aiutarci a proteggere tutti e, insieme all’uso di mascherine, al distanziamento sociale di almeno un metro, al lavaggio frequente delle mani o all'uso dei disinfettanti, porre fine alla pandemia.

Per creare un vaccino, però, serve che gli scienziati devono analizzarne il genoma del virus ed effettuare tanti test per verificare che funzioni, ma  soprattutto, che non sia dannoso per i pazienti. Ovviamente ciò richiede tempo e pazienza.

Luigi Calì

Chi ha scoperto i vaccini

Tanti anni fa, un dottore inglese scoprì il primo vaccino, salvando molte persone dal vaiolo grazie a un esperimento sui bovini. Al giorno d'oggi, grazie a quella scoperta, tutti noi ci ammaliamo di meno.

Infatti l'OMS ha detto  che i vaccini sono la principale invenzione scientifica  mai fatta dall’umanità.

I vaccini mettono ansia, ma sono molti importanti perchè ci consentono di stare in salute da quando siamo bambini. Infatti prima di questa scoperta tantissime persone si ammalavano. Oggi grazie alle vaccinazioni,  malattie mortali come il vaiolo sono state sconfitte, ora si è ridotta tanto la circolazione di altre, tipo il morbillo.

L'INTUIZIONE DI UN MEDICO INGLESE

La scoperta del vaccino si deve al naturalista Edward Jenner, che nel 1780,  notò che gli allevatori non contraevano  il vaiolo. Secondo il medico era dovuto al fatto che gli allevatori avevano già contratto la forma bovina del vaiolo ( nome scientifico  Variolae vaccinae), che era innocuo per le persone e ipotizzò che se avessero  contratto il vaiolo umano, avrebbero già avuto le difese pronte. Per mostrare la sua ipotesi Jenner prese il materiale organico da una contadina malata della forma bovina del vaiolo e lo iniettò su un ragazzino. Dopo 4 settimane dall'iniezione  il ragazzino non si sentì male. Gli studi di Jenner furono  continuati dal biologo francese Luis Pasteur, nel 1880  che rispetto a Jenner capì che  era possibile filtrare e alterare i microbi dell' infezione,  in modo di ridurre i rischi.  Infatti fu  Pasteur a chiamare questo trattamento “vaccino” in onore degli studi sui bovini di Jenner. Poi il medico inventò molti altri vaccini per altre malattie che così furono fermate. Quindi se un nostro amico avesse il  morbillo a noi che siamo vaccinati , è come se il nostro  corpo dicesse al virus di andarsene via! 

 Alfio Cristaudo, Flavia Forte

Virus, creatura vivente o no?

I virus sono piccoli aggregati di materiale biologico, ma non sono in grado di ripristinare il cibo attraverso il metabolismo o riprodursi da soli.

I virus sono organismi tra i più piccoli soggetti della biologia, anche se gli scienziati non sono sicuri che possano essere inclusi tra i veri viventi. Per la loro composizione estremamente semplice e le misure piccolissime sono stati ritrovati solo alla fine del diciannovesimo secolo. Le loro misure vanno dai 28 ai 200 nanometri (miliardesimi di metro), di conseguenza sono visti solo al microscopio elettronico.

L'aspetto importante  della loro biologia è che mancano di alcune proprietà di altri regni della vita; non hanno una vita autonoma e non sono capaci di trasformare le sostanze attraverso il metabolismo o riprodursi da soli. Hanno bisogno di altre cellule, dove entrano con vari metodi : per questo sono chiamati parassiti obbligati.

 

 Rispetto agli esseri viventi, i virus non sono fatti di vere e proprie cellule e non hanno il citoplasma e gli organelli cellulari. In particolare mancano loro i ribosomi, ovvero le piccole parti cellulari che producono le proteine.

La loro composizione di base è molto facile: sono formati da un mantello di proteine (il capside) che racchiude il materiale genetico, cioè acidi nucleici come DNA oppure RNA. Alcuni hanno anche un mantello che li circonda, e sono detti virus rivestiti. 

Per riprodursi e  diffondersi, i virus usano diversi metodi. Usano le cellule in cui entrano  per ricostruire proteine e materiale genetico. Nella cellula i pezzetti di virus si ricombinano ed escono, alla fine uccidendola e continuando ad aggredire altre cellule del corpo. Così l'infezione si allarga fino a far ammalare l'intero organismo.

Giada Polimeni, Elisa Mastrosimone

Ecco le mutazioni più pericolose delle varianti di SARS-CoV-2

Da un po’ di tempo il coronavirus sta mutando facendo nascere diverse varianti più contagiose e pericolose rispetto al virus iniziale. Ecco un elenco di cinque tra le notizie più importanti e cosa hanno accertato gli studi che stanno cercando di individuare le mutazioni e di capire se possono eludere le risposte del sistema immunitario o la protezione dei vaccini.

Quando lo scorso inverno il coronavirus SARS-CoV-2 ha iniziato a circolare nel mondo, gli scienziati sapevano che era pericoloso, ma non pensavano che potesse cambiare. Di solito i coronavirus non mutano facilmente come i virus che causano l'influenza.

Quando è passato dagli animali all'uomo, SARS-CoV-2 ha avuto piccole mutazioni.

Negli ultimi mesi, sono state individuate nuove varianti del virus (detto anche selvaggio o wilde type) che sembrano avere grandi cambiamenti nella contagiosità.
 

Gabriele Lanzafame

Queste varianti sono spuntate con rapidità in alcuni Paesi come il Regno Unito, il Sudafrica e il Brasile, e hanno soppiantato le varianti esistenti. "Quelle che stiamo vedendo sono mutazioni che compaiono in luoghi diversi", spiega Adam Lauring, virologo dell'Università del Michigan. "Il che è abbastanza indicativo del fatto che quelle mutazioni stanno facendo qualcosa".
Sembrano aiutare il virus a trasmettersi più facilmente e a eludere il sistema immunitario. A gennaio, i ricercatori hanno riferito che gli anticorpi non neutralizzano del tutto le varianti COVID-19. Anche persone guarite dalla malattia sembrano essere state reinfettate dal virus mutante.
Finora, i vaccini prodotti da Moderna e Pfizer sembrano funzionare con le varianti, ma Moderna ha iniziato a sviluppare un richiamo contro di esse. 

Mattia Gennaro

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